Vento e Luce

La vita è sinestesia.

Fine

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Sono passati altri giorni di vacanza dal mio ultimo intervento, ma non sono stati infruttuosi sotto un punto di vista che azzarderei a chiamare filosofico. Sono uno di quelli (forse degli ultimi di quelli) che pensano che il periodo di facanza non debba solo ritemprare le energie, ma anche arricchire un po’ la nostra mente. Per questo in questi giorni di mare e di sole (ai quali non rinnuncerei in ogni caso! ^^ ) sono riuscito a incastrare qualche lettura edificante e qualche momento costruttivo durante uno dei quali mi sono fermato a pensare su questo ragionamento:

È la meta, il fine, che da senso all’intero percorso.

No perché ultimamente vedo che va molto di moda la frase “Non conta dove vai, ma quello che provi mentre viaggi”. Ora, confesso di averci creduto anche io, come ho creduto a Babbo Natale e alla Befana, ma ripensandoci, può avere senso una frase del genere? Da un certo punto di vista sì, ma in effetti, a ben pensarci, se in macchina mi trovo ad andare verso Nonsobenedove, posso fare il percorso più bello paesaggisticamente, emotivamente, ma prima o poi, se non arrivo da nessuna parte, finisco la benzina!

In verità, quando una persona parte, si presuppone che, almeno teoricamente, una meta ce l’abbia in testa, a quel punto sì che posso giustificare la frase: se uno non raggiunge l’obiettivo farà una tappa, due, tre, ma la meta rimane quella! Almeno a grandi linee.

Questo perché in questi giorni mi guardavo un po’ in giro ed è un’esplosione di frasi fatte! Ma di quelle del peggior stampo, quelle che potrebbero stare chiuse nella mente di chi le riferisce, ma invece vengono con forza spiattellate in un discorso passandole come citazioni del tale film, canzone, soap opera.
Intanto mi incuriosisce come queste tre categorie abbiano preso il posto di Cicerone, Kafka, S. Agostino, ma non pretendo che tutti debbano infarcire una frase con proposizioni già usate da persone (veramente) celebri. Piuttosto mi accorgo che c’è molta noncuranza non solo nella scelta delle frasi stesse, ma anche nelle parole!

“Tutti”, “mai”, “sempre”, “nessuno”, “qualunque” sono parole troppo… universali per essere usate in una frase, a meno che non debba proprio suscitare pietà per/con chi le scrive. Anche perché, e mi rivolgo a quelli che le usano TROPPO spesso, essendo frasi, per voi, vere in toto, dovrebbero esserlo anche per le persone che se le sentono dire! Quindi viene da se che chi dice “Non c’è persona al mondo che mi capisca” dovrà fermarsi a pensare che nemmeno lui capirà nessuno di chi lo circonda (dal punto di vista degli altri)… chi ha ragione? Evviva il relativismo…

Per conclucere, tornando all’inizio, c’è bisogno di avere calma e ordine prima di tutto dentro se stessi. Avere un obiettivo chiaro, definito anche solo a grandi linee, ma unico e difficilmente confondibile. Bisogna avere progetti! Quant’è bella quella sensazione che io, voi, molti abbiamo propato nell’avere un sogno (realizzabile) che lentamente cominciavamo a costruire? Quando un piano che ci eravamo fatti da tempo cominciava a prendere piede e a prendere forma? Quello che si stava realizzando era ciò che dava un senso ai dispiaceri, alla fatica, alle noie, alle liti, ai problemi!

Ma se manca quello, non ha più senso niente…

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