Silenzi
C’era forse un momento più dolce di quello? La sera apriva la porta del piccolo balcone che dava sulla vallata, seguiva con lgi occhi i due declivi che lo scortavano sia a destra che alla sua sinistra e cercava di intravedere, attraverso i folti aghi dei pini, quello che poteva scorgere da lassù, nel mezzo delle due discese boscose. Niente di più che piccole luci gialle, bianche e azzurrognole che costellavano quell’immensa pianura ondulata davanti a lui. Bagliori tremolanti, insicuri, che sembravano dovessero spegnersi da un momento all’altro, al primo alito di vento, con una minuscola brezza che avrebbe fatto frusciare le fronde delle felci del sottobosco. Eppure erano ancora lì dopo tante sere.
C’era forse un silenzio più rumoroso di quello? Riusciva a sentire il respiro della terra, il continuo vociare dei grandi tronchi che parlavano tra loro con un linguaggio antico come la luce delle stelle, il sussurro della vita che permeava quel luogo e il brusio incessante dei piccoli insetti che abitavano le foglie ora grigiognole per la luce del chiaro di luna.
Era quello un silenzio in cui riusciva a sentire il boato della sua anima, l’incessante ed impetuoso scrosciare dei suoi pensieri, il frastuono dei suoi progetti! Solo in quel silenzio riusciva a dare ordine a tutti quei suoni e a renderli più dolci dei grilli che cantavano serenate alle montagne.
Aveva le mani che afferravano salde la ringhiera del balcone, un soffio di vento fresco gli portò l’odore di resina e di rugiada e di legno fresco.
Avrebbe voluto portarselo con sé.

