Vento e Luce

La vita è sinestesia.

Dopofestival

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Senza nessuna pretesa (e soprattutto non alle 3 di notte!) apro un piccolo post su questo Sanremo. Al di là di flop di ascolti, auditel assassino, mea culpa forzati o assenti, si può dire una sola cosa: serpeggia un po’ di stanchezza, e anche l’autoironia che si era sempre fatta sul “problema” che l’Italia non apprezzi più questo festival ormai è sfociata in offese in campo aperto. Piccolo pensiero: dovrebbe durare meno (sia in termini di serate -3 bastano- che di ore di trasmissione) e magari proporre canzoni veramente BELLE e non uno spaccato di tutti i generi musicali (che ci stava a fare il rap, dato che si sapeva che nemmeno avrebbe conquistato una posizione nella Top Ten?).

Passando alle mie opinioni sulle canzoni, beh, per una volta sono QUASI d’accordo con i risultati. Non quindi con la giuria di qualità, nella quale c’era al massimo un solo esperto di musica in mezzo a una frotta di giornalisti che si basavano sulle proprie opinioni per giudicare una canzone, ma con l’unione di voti ufficiali e -soprattutto- televoto.

Sono d’accordo sulla vittoria di Giò di Tonno e Lola Ponce con Colpo di Fulmine; la loro canzone, seppur non adatta ad un festival (semmai ad un musical, in cui, di fatto, è), è stata eseguita davvero bene: pathos, azione, talento e buona musica. Polemiche sul fatto che sia stata scritta dalla Nannini e che la casa sponsorizzatrice sia la Universal? Non mi importa: questa è buona musica. Bocciati dalla Giuria, promossi dall’Italia. Riflessioni in arrivo?
Avrei dato più risalto a un Paolo Meneguzzi che (finalmente!) ha smesso di tormentare gli accordi di Non capiva che l’amavo e ci ha regalato con Grande, se non proprio qualcosa di originale, un brano comunque diverso dal cliché. Meritava di scavalcare la Tatangelo, superfavorita quanto superdelusa, che sperava nel premio per l’aver cantato nuda sul palco (nulla da obiettare in ogni caso sul suo posto, più che altro merito della sdolcinata confessione in diretta TV e del suo Gigi in prima fila a fianco di “San1” Del Noce).
Avrei apprezzato una posizione più alta per L’aura che, pur avendo già dato l’anno scorso, si rivela padrona della sua curiosa voce in Basta!. Che la giuria non abbia capito il testo? Probabile.
Carina Ricordi dei Finley, nostalgica e un pelo banale dal punto di vista del testo, ma con moderazione, e in ogni caso, con un arrangiamento insospettatamente studiato. Personalmente mi piace l’introduzione al pianoforte a cui si affianca la batteria poco dopo. Rock energico ma melodico!

Seppur non apprezzi la distinzione tra Giovani e Big (anche perché spesso i Novellini sono tre spanne sopra i Grandi Papaveri) per la categoria degli esordienti al festival mi ha sorpreso la vittoria dei Sonohra con L’amore. Al di là del titolo melenso, la loro canzone è bella, orecchiabile, semplice e con buone basi tecniche; meritevole di vittoria. Mi ha stupito che in effetti abbia vinto davvero! Ben fatto.
Assolutamente degni di considerazione anche i Milagro con Domani, anche loro coppia di chitarristi (questa volta entrambi destri), armonie delicate, note soffuse e acute e buona voce.
Richiami di Gucciniana memoria nella canzone di Valerio Sanzotta: Novecento. Credo che non sia stata apprezzata da una buona fetta del pubblico, almeno da quella che non conosce canzoni come “La locomotiva”. Qualcosa di antico, ma, in questo periodo di commerciale, anche originale!

In conclusione, però, bravi tutti! Chi più chi meno, certo, ma ci vuol coraggio a salire sul palco dell’Ariston ben sapendo che in ogni caso vi arriveranno dei pesci in faccia. Ad alcuni alla griglia, ad altri puzzolenti.
E mi piace, rileggendo, che ci siano tanti stili diversi nel mio Dopofestival!

Perché Sanremo è Sanremo! (anche se ormai sarebbe ora di rinnovarlo un po’, ma anche questa idea del “rinnovare” è nata dalla seconda edizione… lascio a voi una conclusione).
Gio.


1 Curioso come, in lingua orientale, “Signor” si dica alla stessa maniera di “Santo” nel nostro italiano ^^

Written by Gio

Marzo 12, 2008 a 11:29

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