Archive for Marzo 12th, 2008
Noi che…
Tanto alcuni universitari l’hanno già letta avendomela spedita per mail xD
Fatto sta che questa “catena” mi ha fatto tornare alla mente i periodi belli della giovendù, quando “Analisi L-B” era qualcosa di simile a E.T. l’Extraterrestre e l’Università era quel gran via vai di gente fuori da una grande casa col campanile e l’orologio (eh… avevamo in testa i college americani… ^^)
L’arcobaleno sulla collina
Parte I
Pioveva ancora. Pioveva dalle prime luci dell’alba, e aveva cominciato quando era andata a letto. Pioveva, ma ormai sembrava avere intenzione di smettere. Lei era ferma immobile alla finestra, incantata dalle gocce che cadevano regolari dal filo della biancheria. Era raro che piovesse così tanto in quella stagione, la gente era abituata per lo più a torride giorante afose arrostite dal sole di agosto, alle pianure riarse color mattone, ai campi dorati di grano splendenti alla luce del giorno come e forse più di una distesa di neve. E invece quel giorno era scandito da un frenetico ed energico ticchettio delle gocce che colpivano cadendo il lucernaio sopra la sua testa e il cofano della vecchia macchina posteggiata alla fine del vialetto d’ingresso. Laura sospirò.
Nothing interesting here
|
Sveglio da niente D’un tratto: incontenibile |
Sarà che adoro il Natale e il mese di dicembre e Fanano (quando non ho teglie da scrostare -.- e c’è chi mi capisce!!).
Appendice al dizionario Donna-Uomo Uomo-Donna
Vi ricordate quella mail che girava tempo fa con la traduzione delle parole da Donna a Uomo (sì = no) e così via? Bene, adesso gira un’altra mail con un prontuario delle parole più usate dalle donne e con esempi di alcune frasi fatte pronte all’uso da NON dire che possono portare a discussioni inutili ^^
Uno strano dialogo
“Certo che credere in Dio dev’essere difficile” mi avevano sempre detto. E in effetti a ben pensarci non è proprio così banale, come magari verrebbe da pensare comunemente. Non è affatto così facile come affermano alcuni atei! Ma volete mettere? A ben guardare questo mondo fatto di Imbecillocrazia, malattie, paesi dilaniati da guerre interne e intere popolazioni decimate dalla fame non sembra proprio che un dio possa avere il cuore, concedetemi la “personificazione” della divinità, di sopportare la vista di tutto questo. Certo, se l’avesse così duro da riuscire a sostenere lo sguardo e, magari, trarne un qualche piacere beh: non sarebbe un dio, scenderebbe nell’imperfezione di una qualunque creatura provando invidia, sadico sollievo e sarcastica felicità nel vedere le sue creature soffrire tra mille problemi. E poi, cosa l’avrebbe creato a fare questo pianeta? Per il proprio sollazzo? Ma un dio non ha, per definizione, tutto ciò di cui ha bisogno così com’è già? Permettetemi di citare L’arte di insultare di Arthur Schopenhauer: “Se un dio ha fatto questo mondo, non vorrei essere quel dio: la miseria del mondo mi spezzerebbe il cuore.”
Dopofestival
Senza nessuna pretesa (e soprattutto non alle 3 di notte!) apro un piccolo post su questo Sanremo. Al di là di flop di ascolti, auditel assassino, mea culpa forzati o assenti, si può dire una sola cosa: serpeggia un po’ di stanchezza, e anche l’autoironia che si era sempre fatta sul “problema” che l’Italia non apprezzi più questo festival ormai è sfociata in offese in campo aperto. Piccolo pensiero: dovrebbe durare meno (sia in termini di serate -3 bastano- che di ore di trasmissione) e magari proporre canzoni veramente BELLE e non uno spaccato di tutti i generi musicali (che ci stava a fare il rap, dato che si sapeva che nemmeno avrebbe conquistato una posizione nella Top Ten?).
Sarà per la mia passione per i musical…
… ma il Festival di Sanremo, a mio parere, ha due vincitori: Giò1 di Tonno e Lola Ponce. La giuria poi farà quello che vuole, ma il mio ControFestival per adesso è a senso unico!
1 Come non parteggiare, poi, per uno che si chiama così? Eheh! ^^
Disse il vecchio
«Tutto non si può sapere, perché e per come» disse il vecchio. «All’uccello sono date non quattro ali, ma due, perché anche con due si è capaci di volare; così anche all’uomo è dato sapere non tutto, ma solo la metà o un quarto. Quello che deve sapere per vivere, quello lo sa.»
ČECHOV – La signora con il cagnolino e altri racconti
Maniaco del sapere tutto, credo che farò mia questa frase di un vecchio bracciante letta alla fermata di Ceretolo Nuovo questa mattina :) Per essere precisi il racconto è “Nel Burrone” nella stessa raccolta.
Alla prossima!
Gio.
Punti di vista
Un’altra alba, e un altro raggio di sole che, filtrando da due rami dei pini tutti attorno a dove abitava, la baciava sugli occhi e la svegliava, puntualmente, alla stessa ora da quando era una bambina.
Poi ecco quei pochi momenti appena dopo il risveglio in cui riacquisti la coscienza di te e riprendi il sottile filo che ti tiene ancorato alla realtà concreta, alle cose che ti circondano, al tuo nome. Pensi al nuovo giorno che comincia, ma non hai ancora niente di calendarizzato, nessun onere, nemmeno un orario da rispettare; sei completamente legato a te e a te solo devi rendere conto, mentre pian piano i muscoli si destano e tutto il corpo viene pervaso da una sensazione di benessere generale. La ragazza si stirò ben bene e si alzò in piedi. Poi fuori!
Che piacere che era quella mattina camminare a piedi nudi sull’erba, correre sui teneri fili d’erba verdi ancora impregnati della timida rugiada fresca e cristallina. Il sole lontano brillava già di una luce calda e potente, dal sottobosco si alzavano spiriti di foschia subito dispersi dal vento che via via si andava intensificando e che soffiava costante dal promontorio verso il largo della grande distesa d’acqua del mare. Chissà se un giorno mai l’avesse attraversato tutto. Da lì sembrava senza fine: un tappeto blu sotto il soffitto azzurro del cielo, due superfici enormi che, a una distanza interminabile, si toccavano.
La ragazza corse fino alla cascata che si fiondava a capofitto nel piccolo torrente, che, a sua volta, in due anse si riversava nell’oceano. L’aria era frizzante, piena di brio e carica di un’inattesa, insolita purezza.
Da dov’era lei non si vedeva ancora il mare, ma ad un tratto uno stormo di gabbiani e altri uccelli cominciarono a volteggiare sul litorale e a compiere larghe virate tutte attorno ad una specie di centro che… si muoveva.
Si arrampicò sopra un albero e vide una cosa che mai aveva visto prima di allora.
In cielo c’erano cinque – forse sei, non si vedeva bene per via dei rami degli alberi – grandi nuvole bianche come il latte che volavano controcorrente rispetto alle loro sorelle più piccole e più alte nel cielo, ancora misto tra amaranto e azzurro sbiadito. Grandi rettangoli gonfi e carichi che venivano sbattuti dal vento e che avvolgevano un albero molto più grande di quelli che conosceva. Questo era alto, sottile e senza rami, tranne due esattamente perpendicolari al primo, ma senza nemmeno una foglia.
Anzi no! Una foglia c’era, o meglio tre: erano sulla punta di quel tronco e di altri due che la ragazza aveva visto adesso, scure come la pece, e venivano tormentate in continuazione dalle raffiche d’aria implacabile. E poi tanti fili che sembravano tenere su quella grande impalcatura fatta di vapore.
Non aveva mai visto nuvole strane come quelle.
Un piccolo esercizio descrittivo liberamente ispirato al cartone Disney di Pocahontas :)

