Un’altra alba, e un altro raggio di sole che, filtrando da due rami dei pini tutti attorno a dove abitava, la baciava sugli occhi e la svegliava, puntualmente, alla stessa ora da quando era una bambina.
Poi ecco quei pochi momenti appena dopo il risveglio in cui riacquisti la coscienza di te e riprendi il sottile filo che ti tiene ancorato alla realtà concreta, alle cose che ti circondano, al tuo nome. Pensi al nuovo giorno che comincia, ma non hai ancora niente di calendarizzato, nessun onere, nemmeno un orario da rispettare; sei completamente legato a te e a te solo devi rendere conto, mentre pian piano i muscoli si destano e tutto il corpo viene pervaso da una sensazione di benessere generale. La ragazza si stirò ben bene e si alzò in piedi. Poi fuori!
Che piacere che era quella mattina camminare a piedi nudi sull’erba, correre sui teneri fili d’erba verdi ancora impregnati della timida rugiada fresca e cristallina. Il sole lontano brillava già di una luce calda e potente, dal sottobosco si alzavano spiriti di foschia subito dispersi dal vento che via via si andava intensificando e che soffiava costante dal promontorio verso il largo della grande distesa d’acqua del mare. Chissà se un giorno mai l’avesse attraversato tutto. Da lì sembrava senza fine: un tappeto blu sotto il soffitto azzurro del cielo, due superfici enormi che, a una distanza interminabile, si toccavano.
La ragazza corse fino alla cascata che si fiondava a capofitto nel piccolo torrente, che, a sua volta, in due anse si riversava nell’oceano. L’aria era frizzante, piena di brio e carica di un’inattesa, insolita purezza.
Da dov’era lei non si vedeva ancora il mare, ma ad un tratto uno stormo di gabbiani e altri uccelli cominciarono a volteggiare sul litorale e a compiere larghe virate tutte attorno ad una specie di centro che… si muoveva.
Si arrampicò sopra un albero e vide una cosa che mai aveva visto prima di allora.
In cielo c’erano cinque - forse sei, non si vedeva bene per via dei rami degli alberi - grandi nuvole bianche come il latte che volavano controcorrente rispetto alle loro sorelle più piccole e più alte nel cielo, ancora misto tra amaranto e azzurro sbiadito. Grandi rettangoli gonfi e carichi che venivano sbattuti dal vento e che avvolgevano un albero molto più grande di quelli che conosceva. Questo era alto, sottile e senza rami, tranne due esattamente perpendicolari al primo, ma senza nemmeno una foglia.
Anzi no! Una foglia c’era, o meglio tre: erano sulla punta di quel tronco e di altri due che la ragazza aveva visto adesso, scure come la pece, e venivano tormentate in continuazione dalle raffiche d’aria implacabile. E poi tanti fili che sembravano tenere su quella grande impalcatura fatta di vapore.
Non aveva mai visto nuvole strane come quelle.
Un piccolo esercizio descrittivo liberamente ispirato al cartone Disney di Pocahontas :)