Archivio perFebbraio, 2008

Prima Primavera

In anticipo, avrebbe osato dire dire. Mancava ancora un mese abbondante all’equinozio che già in cielo riluceva caldo e brillante il sole, inondando di luminosità tutto quanto era intorno a lei: le foglie, l’erba, le panchine e le piccole chiazze di asfalto ancora scuro di pioggia vecchia di un giorno. Lavinia stava seduta nel parco, lì, a due passi dalla fermata dell’autobus semplicemente contemplando la primavera che stava lentamente facendosi avanti con energia in mezzo al freddo dell’inverno a suon di gomitate di profumi, spintoni di luce e scatti di colori intraprendenti. Com’era possibile a metà febbraio? Senz’altro il clima non era più come un tempo, non ci si poteva più fare affidamento come faceva suo nonno che sapeva sempre quando era meglio non stendere il bucato ad asciugare all’aperto. Ma, in fin dei conti, se non fidarsi del tempo voleva dire godere di quelle giornate, allora sarebbe stata disposta a perdere completamente la sua fiducia nei meteorologi e continuare a guardare quello spettacolo che le si apriva davanti.

Un verde sgargiante scalpitava nelle aiuole circondate dal grigio delle stradine che si dipanavano nei giardini, e, non di rado, quell’immenso tappeto di prato bordato dal cemento si macchiava di lilla, giallo sgargiante, rosso passione, arancione, viola solenne e azzurro. Azzurro come gli occhi di Marco. Chissà che cosa stava facendo ora. Il pensiero di lui le balenò per un istante nella mente, facendola per un secondo naufragare in un piacere iridescente, ma fu subito accantonato e l’attenzione di Lavinia venne catturata da una raffica di battiti d’ala. Dal grande spiazzo centrale i colombi e i piccioni si erano alzati in volo tutti assieme, dapprima in modo disordinato e caotico, ma subito si erano riorganizzati e ora pareva che stessero seguendo una coreografia ben precisa. Descrissero un’ampia parabola proprio sopra la sua testa e tornarono ad appolaiarsi chi sui rami, chi tra il verde dell’erba, chi nuovamente nello stesso posto di prima, come se non fosse succcesso nulla.

Come sarebbe stato saper volare? Librarsi in alto sopra i tetti delle vecchie case di mattoni, assaporare l’ebbrezza della velocità e l’inconsuetudine dell’altezza? Annusare i mille odori che il vento fugacemente trasportava da chissà quale posto nei dintorni? L’odore dei camini accesi d’inverno, il profumo delle rose e delle giunchiglie a primavera, in estate gli aromi oleosi delle creme solari del cloro delle piscine e del sale del mare, l’odore buono delle viti e delle caldarroste in autunno. Come sarebbe stato poter vedere dall’alto tante piccole teste che correvano e correvano ancora qua e là senza mai urtarsi? Vedere dall’alto come tanti puntini neri avvolti in calde volute di vestiti quelle persone che continuavano ad affollare i marciapiedi con le loro valigette portate a mano? Osservare con attenzione il via vai ininterrotto di autovetture e di autobus sul viale principale?
Non se l’era mai chiesto, e adesso le parevano domande strane.

Da lontano un uccello diverso si mise a cantare con voce melodiosa e sempre da lontano - forse due vie più in là - un suo amico gli aveva fatto eco, rispondendo alla domanda del primo. Un’anziana signora stava entrando nel parco con una piccola borsa della spesa e si sedette anch’ella su una panchina. Un piccolo gruppo di quei volatili che prima avevano fatto un così grande fracasso adesso le si erano avvicinati silenziosamente muovendo le piccole zampe in sincronia col collo che, come un metronomo, batteva ora avanti ora indietro. La signora tirò fuori una piccolissima busta e da essa ne uscirono alcune briciole di pane tritato; mosse una mano facendo un gesto rapido e i piccoli pezzi dorati caddero svolazzando tra i pennuti che cominciarono furtivamente un’agguerrita lotta per accaparrarsi quanto più cibo possibile.

Era primavera, la stagione della felicità, dei fiori, dei sorrisi nascosti da tempo e delle gioie. E lo era ancora prima della primavera stessa, ma non le importava. Era primavera anche per lei.


Scusate la mia mania di descrivere attraverso racconti… Eheh! ^^

Alla prossima!
Gio.

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Resoconto parziale di un pomeriggio

Appena sceso dalla macchina, ancora la senzazione della frizione sotto al piede sinistro: ormai guidare in città non è certo una passeggiata, per questo ho preso e via! Svolta a destra prima del ponte di Bazzano e con il fratello neopatentato abbiamo cominciato a percorrere strade quasi sconosciute!

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