Lembi di lana affumicata occupano il cielo mutevole. Gli ultimi raggi del sole, che nel frattempo sta sparendo solleticato dalle piccole onde dell’orizzonte, tingono di rosso, arancione e ocra il gregge di nuvole più alte, e illumidano blandamente le increspature sulla sabbia, così simili a quelle che si vanno via via delineando sull’acqua scura del crepuscolo.
Piccole e fuggevoli lucciole brillano sulla superficie del mare che pian piano va acquietandosi, ora, verso il termine della giornata. E come per rispondere ai piccoli luccichii caldi e istantanei che l’oceano proietta intorno, in cielo vanno via via accendendosi piccole lanterne infinitamente distanti; e, come le onde della sabbia rispetto a quelle dell’acqua, queste sono ferme e immutabili, soltanto qualche timido tremolio di un timido astro che cambia in continuazione il suo colore pastello: pesca, bianco, panna, avorio, acquamarina, ancora bianco.
Vento a raffiche che viene da ovest, dal centro del deserto oltremare, schiaffa piccole onde contro il molo e si diverte a spettinare gli alberi, che arrivano fino alla fine della duna dorata. Vento. Un sommesso fragore di forza repressa che accarezza aggressivo i muri delle vecchie case, la corteccia dei pini marittimi, la pelle e i capelli, e sembra colpirti con i raggi residui della luce che ormai sta già illuminando altre spiagge. Luce.