Archivio perMaggio, 2007

Abituati ad amare

Quiet Morning On Utah Lake
(CC) by IvanoMak
«È vero: noi amiamo la vita non perché siamo abituati a vivere, ma perché siamo abituati ad amare.

Nell’amore vi è un po’ di follia. Ma anche sempre un po’ di giudizio nella follia.

Anche a me, che sono in buoni rapporti con la vita, sembra che farfalle e bolle di sapone e ogni cosa di questa specie si trovi fra gli uomini, abbiano più che ogni altra sapore di felicità.

Veder volteggiare queste animucce leggere, pazzerelle, graziose e mobili, è cosa per cui Zarathustra si mette a piangere e cantare.

E quando vidi il mio demone, lo trovai serio, meticoloso, profondo e solenne: era lo spirito della gravità - per lui cadono tutte le cose.

Non si uccide con l’ira, ma con la risata. Su! Lasciateci ammazzare lo spirito della gravità!

Ho imparato a camminare: da allora mi piace correre. Ho imparato a volare: da allora io non voglio che mi si spinga perché cambi di posto.

Adesso sono leggero, adesso volo, adesso guardo al di sotto di me, adesso un dio danza in me.»
Così parlò Zarathustra.
FRIEDRICH WILHELM NIETZSCHE
Così Parlò Zarathustra

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Ricordi..

Red Pine Pano
(CC) by peter bowers
[subito dopo Sensazione, prima di suonare Figura dal Cielo in un live]
Questo pezzo però oltre a toccare i nostri ricordi deve farci capire che nella vita ci possono strappare tutto,
tranne quelli però.
Kekko

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Racconto breve

The Pianist
(CC) by CharlieStyr
Uno.. su 88..
Era solo uno e sapeva fare solo una cosa: suonare una sola nota.
Non proprio il massimo per uno che era nato e che aveva vissuto in mezzo a spartiti, note, sonate e fughe. Eppure quella nota la sapeva suonare proprio bene! Lo dicevano tutti.
- Quell’entrata in mi bemolle è stata fantastica! - aveva commentato una sera il direttore del Conservatorio, e non ci fu bisogno di aggiungere altro.
Il successo non gli mancava, il nome nemmeno e più volte aveva suonato in teatri e sale diverse. Una volta aveva pesino inciso un disco, finché, una mattina di gennaio, decise di smettere di suonare.
E allora ci fu scompiglio ovunque: chi se ne accorse lo disse subito agli altri musicisti, i quali dapprima non diedero minimo risalto alla notizia che era come acqua fresca d’estate. Ma quando a turno andarono e sentirono il silenzio che rimaneva e riempiva l’immenso auditorium proprio quando lui doveva suonare la sua magica nota si incupirono e si resero conto del problema. Aveva deciso di smettere di fare quello che sapeva fare meglio di ogni altro e di chiudersi in un malinconico mutismo. E proprio quella sera avrebbe dovuto suonare assieme all’orchestra più famosa del paese.
Ma nessuno se ne interessava, oppure non avrebbe saputo da dove cominciare.
Finché tra la folla uscì un piccolo ometto con un cappello nero e un impermeabile marrone con le toppe sui gomiti.
Si avvicinò e chiese gentilmente ai presenti di lasciarli soli.
- Perché non vuoi suonare? - E con queste parole cominciò il loro colloquio che durò appena una mezz’ora.
La sera la sala era piena di gente di ogni estrazione: c’era chi portava vestiti firmati, c’era chi leggeva con attenzione il programma del concerto puntualizzando col vicino che gli era parso azzardato accostare un Kachaturian ad una fuga di Bach, c’era chi era entrato solo per difendersi dalla pioggia.
A quel punto entrò il pianista, in smoking e giacca a doppia coda e si portò al centro del palco.
L’applauso accompagnò l’inchino, dopodiché le luci si affievolirono piano piano fino a quando restò soltanto un timido riflettore ad illuminare la tastiera e metà del viso dell’artista.
Ci fu un istante di silenzio che parve un anno, quand’ecco il più bel mi bemolle mai suonato prima. Il più puro, il più cristallino! Aveva suonato.
Lui, un piccolo tasto. In mezzo ad una tastiera di 88 fratelli.
Spesso quando perdiamo una cosa dapprima non ce ne accorgiamo; in fondo ce ne sono tante altre. Ma col passare del tempo ci rendiamo conto di una cosa: ci sono musiche che non si potranno mai suonare senza di lei. E allora non sappiamo cosa fare, cerchiamo le cause, studiamo i rimedi, ma a volte è il caso di fermarsi per un attimo, una mezz’oretta, e vedere che alla base di tutto c’è una semplice rottura, ma le cui conseguenze si sono estese. Una volta arrivati qua, se da entrambe le parti c’è la voglia, è facile ricominciare. E i suoni saranno il doppio più belli.

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Only Hope

(CC) by Today is a good day

Mandy Moore
Only Hope

There’s a song that’s inside of my soul
It’s the one that I’ve tried to write over and over again.
I’m awake and in the infinite cold
But You sing to me over and over and over again.

So I lay my head back down
And I lift my hands and pray
To be only Yours
I pray
To be only Yours
I know now
You’re my only hope.

Sing to me the song of the stars
Of Your galaxy dancing and laughing and laughing again.
When it feels like my dreams so far
Sing to me all the plans that You have for me over again.

So I lay my head back down
And I lift my hands and pray
To be only Yours
I pray
To be only Yours
I know now
You’re my only hope.

I give You my destiny
I’m giving You all of me
I want Your symphony
Singing in all that I am
At the top of my lungs
I’m giving it back

So I lay my head back down
And I lift my hands and pray
To be only Yours
I pray
To be only Yours
I pray
To be only Yours
I know now
You’re my only hope.

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.. e partenza

(CC) by Persistent
Vi propongo questo racconto. È leggero, niente di speciale, ma può dire molte cose a molti. Mi sembrava carino pubblicarlo. Per ragioni di spazio ho messo un link per il download.
L’autore l’ho scritto alla fine del racconto e forse qualcuno quando lo leggerà avrà una bella sorpresa.

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Sosta..

(CC) by MS4JAH
Ogni tanto fermarsi qualche secondo non fa male:
si pensa,
si rivivono atmosfere passate,
ci si gode un bel tramonto,
e si prende un bel respiro per ripartire.

Tanto c’è chi ci aspetta
ed è a pochi passi da te.
E sulla sabbia ha lasciato le sue orme
così puoi seguirle e non rischiare di ferirti con i sassi.

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Perla da Sid

“Noi abbiamo paura. È questo che ci distingue dai sassi; i sassi non hanno paura e ploff! vanno a fondo”

Sid
L’Era Glaciale 2 - Il Disgelo

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