Quei momenti in cui ascoltando un brano ti rendi conto che tu non sei tu.
Che le armonie che senti e che vivi si risolvono l’una nell’altra; che le voci si intrecciano; che i fiati, gli archi, gli ottoni, le percussioni e tutti gli altri strumenti si uniscono, ciascuno con la sua parte, a formare un’unica melodia.
Suonano da soli, ma assieme.
Ciascuno è solo, ma partecipa al tutto.
Che le armonie che senti e che vivi si risolvono l’una nell’altra; che le voci si intrecciano; che i fiati, gli archi, gli ottoni, le percussioni e tutti gli altri strumenti si uniscono, ciascuno con la sua parte, a formare un’unica melodia.
Suonano da soli, ma assieme.
Ciascuno è solo, ma partecipa al tutto.
Poi due strumenti suonano parti simili e diventano tutt’uno. Suonando ciascuno una parte complementare all’altro. Completandosi. E assieme proseguono.
Senti che ogni singola nota è in realtà qualcosa di più. Una parte inserita in un momento stabilito e che fuori da lì non potrà mai essere. Senza cambiare il senso di tutto.
Senti che tutto tende verso qualcosa: una crescita, un cambiamento, una modulazione, un rallentando, una conclusione. E il tutto tende da solo verso questo continua variazione. Non ha aiuti. Sembra che la sua strada sia già tracciata e lui la segua con la massima naturalezza.
Non c’è una sola nota che non sia sbagliata. Tutto è perfetto.
E poi senti che una nota te ne richiama un’altra. Un armonico che ti prepara la mente a un’altra nota. Diversa. E via via gli armonici ti portano a seguire la musica nella sua evoluzione.
Non hai tempi morti: la musica continua, modula, cambia! Ogni strumento ha la sua parte da protagonista.
Tu sei lì che ascolti estasiato il susseguirsi di accordi, trilli, melodia, canto, parti, armonici, assoli e non riesci a non seguire lo scorrere della musica. E non riesci a voler smettere. Anche provandoci non puoi. Sei catturato, ormai; non riesci e NON VUOI perdere il susseguirsi di note.
La musica ti prende in giro più volte. Si fa gioco di te! Ti inganna illudendoti di portare su un accordo, ma poi ti porta su un’altra cadenza e tutto cambia. Più volte ti fa credere che finisca lì, ma continua ancora; dopo anche molto tempo e dopo un cambio radicale torna sul tema abbandonato (ma che abbandonato lo sembra solo). E quando non te l’aspetti. E tu sospetti i suoi imbrogli, ma ti lasci guidare; lo vuoi! Perché sei preso da lei e di lei ti fidi. Sai che ti stupirà ancora.
Poi dopo un’ultima modulazione la melodia finisce. Tutto si risolve in un unico accordo di chiusura o perfino in una sola nota. La conclusione perfetta a quella che è stata un’evoluzione perfetta.
E tu magari ricordi perfettamente nota per nota tutta la musica. Ma di quello che hai provato hai solo un vago richiamo. La gioia del maggiore e la malinconia del minore, il fortissimo e il pianissimo, gli estremi di tutta la melodia hanno portato a termine il loro compito. Perfetto.
Viene da credere (e questo credo si rafforza ogni giorno) che la vita sia una musica. La tua. Tu stai leggendo e suonando il tuo spartito e ascolti la tua parte e quella degli altri. Alla fine uscirà una musica tua.
E Dio dirige ogni strumento.
Senti che ogni singola nota è in realtà qualcosa di più. Una parte inserita in un momento stabilito e che fuori da lì non potrà mai essere. Senza cambiare il senso di tutto.
Senti che tutto tende verso qualcosa: una crescita, un cambiamento, una modulazione, un rallentando, una conclusione. E il tutto tende da solo verso questo continua variazione. Non ha aiuti. Sembra che la sua strada sia già tracciata e lui la segua con la massima naturalezza.
Non c’è una sola nota che non sia sbagliata. Tutto è perfetto.
E poi senti che una nota te ne richiama un’altra. Un armonico che ti prepara la mente a un’altra nota. Diversa. E via via gli armonici ti portano a seguire la musica nella sua evoluzione.
Non hai tempi morti: la musica continua, modula, cambia! Ogni strumento ha la sua parte da protagonista.
Tu sei lì che ascolti estasiato il susseguirsi di accordi, trilli, melodia, canto, parti, armonici, assoli e non riesci a non seguire lo scorrere della musica. E non riesci a voler smettere. Anche provandoci non puoi. Sei catturato, ormai; non riesci e NON VUOI perdere il susseguirsi di note.
La musica ti prende in giro più volte. Si fa gioco di te! Ti inganna illudendoti di portare su un accordo, ma poi ti porta su un’altra cadenza e tutto cambia. Più volte ti fa credere che finisca lì, ma continua ancora; dopo anche molto tempo e dopo un cambio radicale torna sul tema abbandonato (ma che abbandonato lo sembra solo). E quando non te l’aspetti. E tu sospetti i suoi imbrogli, ma ti lasci guidare; lo vuoi! Perché sei preso da lei e di lei ti fidi. Sai che ti stupirà ancora.
Poi dopo un’ultima modulazione la melodia finisce. Tutto si risolve in un unico accordo di chiusura o perfino in una sola nota. La conclusione perfetta a quella che è stata un’evoluzione perfetta.
E tu magari ricordi perfettamente nota per nota tutta la musica. Ma di quello che hai provato hai solo un vago richiamo. La gioia del maggiore e la malinconia del minore, il fortissimo e il pianissimo, gli estremi di tutta la melodia hanno portato a termine il loro compito. Perfetto.
Viene da credere (e questo credo si rafforza ogni giorno) che la vita sia una musica. La tua. Tu stai leggendo e suonando il tuo spartito e ascolti la tua parte e quella degli altri. Alla fine uscirà una musica tua.
E Dio dirige ogni strumento.

